Il rifiuto regio delle richieste dei sei rappresentanti degli Stamenti Sardi, provocò il 28 aprile 1794 una ribellione fra i notabili ed il popolo di Cagliari che catturarono il viceré e tutti i funzionari piemontesi, cacciandoli dopo due giorni dalla città per mare: la data viene oggi commemorata come Sa die de sa Sardigna. La ribellione ebbe seguito in altre città e paesi dell’isola, come Oristano, Bosa, Milis e Bauladu. Approfittando dei sommovimenti locali e dei sentimenti generati dalla Rivoluzione francese, la nobilità ed i feudatari sassaresi sfruttarono l’occasione per chiedere al Re l’autonomia da Cagliari. Questo provocò la reazione dei cagliaritani, che cercarono l’appoggio dei vassalli locali, e degli abitanti di tutto il Logudoro per manifestare a Sassari il 28 dicembre 1795 cantando il famoso inno Su patriottu sardu a sos feudatarios. In questa situazione emerse la personalità di Giovanni Maria Angioy, giudice della Reale Udienza, già distintosi nell’azione di difesa della Sardegna nel 1793 con le operazioni che portarono alla cacciata dall’isola delle squadre navali francesi. Il viceré Filippo Vivalda, preoccupato di una possibile degenerazione in rivolta della protesta, inviò Giommaria Angioy a Sassari con la carica di alternòs, ovvero il rappresentante del governo sardo con gli stessi poteri viceregi, dove fu accolto come un liberatore. Angioy cercò per tre mesi di riconciliare feudatari e vassalli, ma quando si rese conto del diminuito interesse e del diminuito sostegno governativo e cagliaritano, lavorò ad un piano eversivo con emissari francesi, mentre Napoleone Bonaparte invadeva la penisola italiana. Tuttavia con l’armistizio di Cherasco e la successiva Pace di Parigi del 1796 venne meno ogni possibile sostegno esterno, decise di effettuare una marcia antifeudale su Cagliari. A questo punto dal viceré gli vennero revocati i poteri di alternòs e dovette arrestare la sua marcia a Oristano l’8 giugno, dopo esser stato abbandonato dai suoi sostenitori dopo che il Re ebbe accettato lo stesso giorno le citate cinque richieste degli Stamenti Sardi. In seguito dovette abbandonare la Sardegna e si rifugiò a Parigi, dove cercò consensi per invadere militarmente l’isola e metterla sotto la protezione della Francia. Qui morì esule e in povertà nel 1808.